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L'Aston Martin è una casa automobilistica britannica, fondata nel 1913.

Pur non essendo di grandi dimensioni, l'azienda è tra le più prestigiose nel panorama automobilistico, grazie alle proprie Gran Turismo, realizzate con cura artigianale.

Dal dicembre 2012 il marchio è di proprietà del fondo Investindustrial della famiglia Bonomi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Bamford & Martin[modifica | modifica sorgente]

Nel 1913 il meccanico Robert Bamford e il pilota Lionel Martin, già bene inseriti nel settore dell'automobile, decisero di unire le loro capacità e fondare la "Bamford & Martin", una concessionaria per la vendita di automobili prodotte dalla Singer, dotata di officina per le riparazioni.

Nel 1914, i due soci realizzarono un prototipo da competizione in proprio, adattando un motore Coventry Simplex a un vecchio telaio Isotta Fraschini. Con tale vettura Martin vinse la cronoscalata Londra-Aston Clinton e, in ricordo di questa vittoria, fu deciso di rinominare il veicolo "Aston Martin": nacque così la futura denominazione della casa automobilistica.

Allo scopo di sfruttare il successo ottenuto, decisero di costruire altre vetture sportive destinate per le competizioni, ma l'inizio della Prima guerra mondiale rimandò i loro propositi. Martin e Bamford furono richiamati sotto le armi e i macchinari vennero requisiti per essere destinati a scopi bellici.

Louis Zborowski a bordo di una Aston Martin, al GP di Francia 1922

Al termine del conflitto l'azienda "Bamford & Martin" venne riaperta, ma le ristrettezze economiche del dopoguerra non facevano sperare in un futuro roseo. Robert Bamford abbandonò la società nel 1920 e poco dopo anche Martin sarebbe stato costretto a chiudere i battenti, se non fosse intervenuto economicamente il pilota Luis Vorov Zborowski, un nobile franco-polacco di enorme ricchezza.

Dopo il risanamento economico, le fasi di progettazione e di sviluppo proseguirono celermente; nel 1922 vennero presentate le prime vetture destinate alle competizioni automobilistiche. Nonostante l'impiego in gare di grande prestigio, come a Brooklands o alla 24 Ore di Le Mans, i modelli non furono confortati da successo sportivo, né da successo economico. Per quattro anni l'azienda faticò a procedere, costantemente sull'orlo della bancarotta, fino alla dichiarazione di fallimento e al definitivo ritiro di Lionel Martin, dopo una produzione di 55 autotelai, variamente carrozzati.

Nel 1926 la "Bamford & Martin" in fallimento fu acquisita dai soci Bill Renwick e Augusto Bertelli, proprietari della "Renwick e Bertelli", un'azienda che produceva motori aeronautici e che, avendo messo a punto il primo propulsore automobilistico, trovò conveniente rilevare un marchio già noto in campo sportivo. L'azienda venne rinominata "Aston Martin Limited" e trasferita negli opifici della società acquirente, a Feltham.

L'era delle "Auto Bertelli"[modifica | modifica sorgente]

Con l'acquisizione della Bamford & Martin, Renwick ottiene la direzione commerciale, mentre Bertelli, più esperto di meccanica, in quanto fu progettista e pilota alla FIAT e poi alla Ceirano, divenne direttore tecnico.

Renwick e Bertelli progettarono un motore quattro cilindri in linea con distribuzione bialbero di 1.500 cm³. Questo motore, che si dimostrò potente e affidabile sin da subito, equipaggiò numerose vetture da competizione della casa britannica. Nei dodici anni di guida tecnica, le auto progettate da Bertelli macinarono successi, con ottimi piazzamenti e vittorie di classe in gare internazionali.

Da notare che le Aston Martin, inizialmente, presero parte alle gare con il classico Old British Racing Green (che all'epoca indentificava le auto britanniche), ma per volere dell'ingegnere italiano, dal 1934 fu utilizzata la vernice rossa delle auto italiane.

Nel 1933 la maggioranza azionaria della Aston Martin fu acquistata da Arthur Sutherland che pur lasciando la direzione tecnica a Bertelli, orientò l'azienda verso la produzione di vetture stradali in piccola serie, che ebbe inizio nel 1936.

All'inizio della seconda guerra mondiale, la produzione venne sospesa in favore della costruzione di parti per aeroplani. I pezzi immessi sul mercato furono all'incirca 700.

L'era Brown[modifica | modifica sorgente]

Nel 1958 l'azienda venne rilevata dall'imprenditore David Brown, che l'acquistò per 20.500 £. L'anno successivo venne unita alla Lagonda, altra marca inglese di pregio ma in difficoltà economiche, dando vita alla Aston Martin Lagonda Ltd.

Sotto la gestione Brown, la casa britannica riscosse notevoli successi commerciali che risollevarono l'azienda. La svolta arrivò infatti con le DB4 e DB5, quest'ultima divenuta famosa grazie alla comparsa nei film di James Bond. Tutte le vetture erano nominate con la sigla DB, ovvero le iniziali del nome e cognome del proprietario. Tale scelta proseguì negli anni fino al 1972, quando iniziò anche la serie Vantage. La sigla DB venne applicata anche sui modelli di punta dopo la gestione Brown.

La gestione Ford[modifica | modifica sorgente]

Nel 1972 Brown decise di cedere l'azienda, al momento del suo massimo splendore. L'azienda passò  di mano in mano per alcuni anni, fino all'interessamento della Ford, che l'acquistò nel 1986. Nel ventennio 1968-1988, l'Aston Martin produsse approssimativamente 5.000 pezzi.  La casa di Detroit si concentrò quindi nell'ampliamento della produzione, con un catalogo vetture più ricco e versioni differenti per ogni modello. Sotto la gestione Ford, l'azienda raggiunse le 700 unità prodotte nel 1995 e addirittura le 2.000 nel 1998.  Il principale successo fu la DB7, che tutt'oggi resta il modello più venduto della casa britannica. Nel 2001 venne lanciata la Vanquish, pubblicizzata nel film di James Bond Agente 007 - La morte può attendere, dove il famoso agente segreto la utilizza al posto della famosa e celebre DB5. Con la presentazione prima della Vanquish e poi della DB9 (che ha sostituto la DB7) nel corso del 2004,l'azienda continò a crescere, fino a raggiungere nel 2006 la quota record di 7.000 auto vendute.

La gestione Richards[modifica | modifica sorgente]

Il 12 marzo 2007 in seguito al riassetto finanziario del gruppo Ford, gravato da una forte crisi finanziaria, il marchio è stato acquistato da una cordata di investitori guidata da Frederic Dor, John Singers e David Richards, grazie ai finanziamenti ottenuti principalmente dalla banca di investimento americana Jefferies e da due società d'investimenti del Kuwait la Investment Dar e la Adeem Investment. Il gruppo americano ha comunque mantenuto il 12% delle quote Aston Martin, per garantire continuità nella fornitura dei motori per le vetture Aston Martin. Specificatamente si tratta di un V8 4.3 (385 cv, 410 N·m) di derivazione Jaguar per la Vantage e la Vantage Roadster e un V12 6.0 realizzato in uno stabilimento sito in Germania di proprietà Ford destinato alla DB9 (450 cv, 570 N·m), alla Vanquish (520 cv, 577 N·m) e alla futura Rapide (480 cv previsti).

David Richards fu eletto presidente. Sotto la gestione di Richards l'azienda ritrovò nuovamente la stabilità economica. Nell'ottobre 2007 venne introdotta una supercar su base della DB9, denominata DBS, che apparve anche nel film di James Bond Agente 007 - Casinò Royale. Tale modello sostituì la Vanquish S, versione potenziata della V12 Vanquish, anche se però non risultò essere migliore.

Al Salone di Francoforte 2009 venne presentata la "Rapide", una berlina sportiva a quattro porte, messa in vendita dal marzo 2010. Successivamente, la casa britannica approdò nel sgmento dei SUV di lusso, rilanciando il marchio Lagonda, lasciato indipendente dalla Aston Martin, e impegnato su settori di mercato differenti.

Nel 2009 vene lanciata la One-77, una Gran Turismo prodotta in edizione limitata, con soli 77 esemplari prodotti, la cui consegna iniziò nel 2010. Nel dicembre 2009, l'Aston Martin dichiarò di aver stabilito un record di velocità per le autovetture della casa, raggiungendo i 354,86 km/h durante i test di sviluppo della One-77.

L'Aston Martin oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 2013 la famiglia Bonomi, proprietaria del gruppo industriale Investindustrial, aquisì la maggioranza azionaria. Nel dicembre dello stesso anno, Aston Martin siglò un accordo con l'azienda tedesca AMG per la fornitura di motori V8 e trasmissioni specificamente progettate e sviluppate per il costruttore britannico. Tale accordo prevede la successiva e progressiva acquisizione da parte di AMG di quote azionarie di Aston Martin, fino ad un massimo del 5%.

L'1 ottobre 2014 Andy Palmer diventa presidente e amministratore delegato.

Produzione:[modifica | modifica sorgente]

Produzione attuale:[modifica | modifica sorgente]

Modelli fuori produzione:[modifica | modifica sorgente]

Vedi: Lista delle automobili Aston Martin

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