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L'Abarth è una casa automobilistica italiana, fondata nel 1949 dall'ingegnere italo-austriaco Carlo Abarth.

Nacque come scuderia sportiva e produttore di autovetture sportive. Il successo dell'azienda si deve soprattutto alle marmitte omonime, prodotte per modelli Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Simca e Porsche. Attualmente l'azienda è una società controllata al 100% dalla Fiat Group Automobiles. Rilanciata nel 2007, con il nome Abarth & C. SA, l'azienda si occupa della produzione e commercializzazione di versioni sportive FIAT, elaborate e marchiate Abarth.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Abarth & C.[modifica | modifica sorgente]

All'arrivo in Italia, nel secondo dopoguerra, Carlo Abarth iniziò a lavorare con Cisitalia come responsabile organizzativo per le gare. L'esperienza durò solo due anni, a causa del fallimento dell'azienda nel 1949.

Una rievocativa cassetta di trasformazione Abarth, contenente il kit "esseesse" per la Grande Punto Abarth.

Come liquidazione, Abarth ottenne le automobili da corsa della casa italiana e delle casse contenenti ricambi e materiali vari per l'elaborazione. Con quei materiali decise di iniziare l'attività di elaboratore. Di grande successo fu la Marmitta Abarth, disponibile inizialmente solo per la Topolino. Le prime Marmitte Abarth, erano caratterizzate dalla foderatura con lana di vetro, che aumentava le prestazioni ed emetteva un inconfondibile rombo, oltre ad un leggero aumento di potenza.

Carlo Abarth ebbe l'intuizione di vendere i propri prodotti, all'interno di apposite cassette in legno. Questa caratteristica permetteva di produrre un kit di elaborazione per normali veicoli da strada a prezzi decisamente accessibili. La cassetta di trasformazione Abarth ebbe molto successo con la FIAT 600. La 600 fu inoltre la prima vettura "in derivazione", prodotta in serie, rinominata Abarth 750. Un'altro kit di trasformazione importante fu quello per la vecchia Fiat 500, che la rendeva più aggressiva e sportiva, senza limitarne la circolazione su strada. Nel 1963 fu presentata la 595 Abarth, prodotta prima su base Fiat 500 D e poi su Fiat 500 F sino alla fine del 1971, mentre nel 1964 venne invece presentata la Fiat Abarth 595 SS. Nello stesso anno furono introdotte anche la Fiat Abarth 695 e la Fiat Abarth 695 SS, entrambe con una cilindrata totale di 689 cm³. Le parti speciali caratterizzanti le versioni elaborate da Abarth erano composte da cruscotto con strumentazione specifica provvista di tachimetro, contachilometri, contagiri, indicatore livello benzina e indicatore temperatura olio, volante a 3 razze, carburatore doppio corpo Solex C 28 PBJ montato su apposito alloggiamento in alluminio, coppa olio in alluminio, sistema di aspirazione e scarico dei gas specifici, ecc. Da menzionare anche il fatto che su queste versioni il portellone posteriore, che chiudeva il motore posto nel retro della vettura, veniva rialzato con dei fermi per aumentare il raffreddamento del motore stesso e quindi la sua efficienza.

Alla fine del 1960 la Abarth iniziò a costruire la Abarth 850 TC, la cui versione stradale rimase in produzione fino al 1966. La Fiat forniva le 600 prive di alcune parti meccaniche, (albero motore, freni, carburatore e scarichi) che venivano montate dalla Abarth trasformando la 600 in 850 TC.

Nel corso del 1962, furono realizzate due varianti della 850: la TC Nürburgring, il cui motore forniva 55 cavalli CUNA a 6500 giri/minuto, assieme alla TC/SS, il cui motore dava 57 cavalli CUNA a 6500 giri/minuto. La prima versione fu costruita per ricordare la vittoria di classe ottenuta, nel 1961, da un'Abarth 850 alla 500 Chilometri del Nürburgring; la seconda versione, costruita verso la fine del 1962 fu ribattezzata "850 TC Nürburgring Corsa".

La gestione FIAT e la chiusura[modifica | modifica sorgente]

Il 31 luglio 1971 Carlo Abarth vendette la propria azienda alla FIAT. L'acquisto venne reso pubblico il 15 ottobre dello stesso anno. La casa torinese, non interessata a competizioni su pista, smantellò il reparto corse, cedendo le vetture, i materiali, i tecnici e i piloti a Enzo Osella, che più tardi fondò la Osella Squadra Corse. Abarth divenne quindi parte del reparto corse del Gruppo Fiat. Sotto la direzione di Aurelio Lampredi, l'azienda realizzò le Fiat 124 Abarth Rally e 131 Abarth per le competizioni rallistiche. Nel dicembre 1977, il Gruppo Fiat raccolse tutte le attività sportive in un unica gestione; nacque così l'Ente per l'Attività Sportiva Automobilistica (EASA), a cui entrò a far parte anche la Squadra Corse Lancia e l'Abarth. La sede venne stabilita negli uffici dell'Abarth, in corso Marche, a Torino.

Il 1° ottobre 1981, l'Abarth & C. venne rimpiazzata dalla Fiat Auto Gestione Sportiva (denominata successivamente Fiat Auto Corse S.p.A.). Il reparto cessò definitivamente le proprie atività nel 1999.

Il rilancio[modifica | modifica sorgente]

L'Abarth 124 Spider

Nei successivi anni, il marchio Abarth continuò ad essere presente sul mercato, sui modelli più sportivi del gruppo FIAT, come ad esempio la FIAT Punto HGT Abarth.

Nel 2007 il Gruppo FIAT rilanciò il marchio Abarth. Il primo modello fu la Abarth Grande Punto, che fece il suo debutto alla fine del 2007. Nell'anno successivo, con il rilancio della 500, la casa torinese realizzò diverse versioni sportive. Sempre nel 2008, venne inagurato il nuovo stabilimento, ricavato dalle Officine 83 di via Plava, a Mirafiori.

Nel 2016 debutta l'Abarth 124 Spider, ricavata dall'omonima di casa FIAT.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Modelli del passato[modifica | modifica sorgente]

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